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BERGAMO

Bergamo
è una strana, curiosa città: divisa nettamente in due parti che sembrano l’una
in estatica ammirazione ai piedi dell’altra (Bergamo Bassa e Bergamo Alta per
intenderci), è tuttavia una sorta di “molecola biatomica” in cui atomi
inseparabili sono collegati dal Sentierone in una sorta di contrasto armonioso.
È questa armonia di contrasti la si vede
nell’arte, negli austeri palazzi che celano dietro le severe è imponenti
facciate i gioiosi colori di un giardino o le civettuole arcate di un cortile
che ha per sfondo i verdi colli. La si vede nei suoi abitanti, razza antica e
vivace che dal silenzio dello studio, della caccia, del lavoro passa bruscamente
all’allegria davanti a una gialla, fumante “polenta e osèi” innaffiata da
un corposo vino rosso: razza che ha prodotto il guerriero Colleoni e il
romantico Donizetti, l’avventuroso Costantino Beltrami o il contemplativo
Evaristo Baschenis, il vigoroso Giacomo Manzù e il raffinato Giannandrea
Gavazzeni. Ma la si vede soprattutto nel suo dialetto, che alla “durezza
dell’antico germanico” accosta i suoni morbidi di quel veneziano che a lungo
echeggiò qui lasciando un impronta indelebile.
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